Festival Vulnerabile 2010

Da www.fuorilemura.com

«La mancanza di necessità che questo nostro essere sia vulnerato non lo rende invulnerabile». Con questa frase di Sant’Agostino veniva introdotto la passata edizione del Festival Vulnerabile che anche quest’anno è tornato, dal 25 al 31 ottobre, nelle sale del Lanificio Factory di via Pietralata 159 a Roma. Una rassegna di teatro vulnerabile nel senso più umano e profondo del termine: «un teatro attuale fatto da esseri umani che accettano la propria vulnerabilità» spiega Riccardo Vannuccini, direttore artistico del festival e regista di Las Meninas, uno degli spettacoli in programma nel festival. Vulnerabili come le donne, o meglio come il modo femminile di stare al mondo, più incline alla ricerca e alla creazione che all’affermazione, oppure come gli stranieri in un paese non conosciuto in cui ti devi presentare e raccontare con la lingua d’altri, come i carcerati che hanno la vita controllata da altri dalla mattina alla sera come i bambini, o i ragazzi con handicap mentali che raccontano senza filtri un teatro che non crea la duplicazione illusoria del reale ma è azione e mondo vissuti a pieno.

«Per vulnerabilità umana intendiamo la connessione intima con la nostra dipendenza dagli altri, la dimensione relazionale dell’essere umano». Relazione, per un teatro che vuole sfuggire alle forme di intrattenimento ma si presenta, come nella tradizione antica sia in occidente che in oriente, come un organismo culturale che promuove e organizza relazioni tra le persone. E in questo relazionarsi tra esseri umani tanto raro nei modelli teatrali contemporanei troppo spesso appiattiti sui modelli televisivi, gli spettatori, che devono sempre essere in numero ridotto negli spettacoli del festival, smettono di essere compratori di un prodotto finito e confezionato ma assistono attivamente, nel senso della relazione, a un teatro non finito, che accetta l’imperfetto, la prova, la variazione.

È così che in Las meninas, andato in scena dal 25 al 27 ottobre, è stata aggiunta alla compagnia multietnica del Cane pezzato, diretta DSC_7307da Riccardo Vannuccini, un’attrice iraniana rispetto allo spettacolo che ha partecipato al Festival dei due mondi di Spoleto a luglio. Un corpo in più sulla scena che si muove tra i tavoli e le musiche di uno spettacolo che non si può imparare a memoria e che cerca la propria autenticità nella sua imperfezione, nei suoi buchi, nel suo essere tentativo di raccontare e non di essere racconto. Più che uno spettacolo finito Las meninas è l’azione che lo prepara. In opposizione a tutto ciò «il sentirsi invulnerabile porta a non cercare nulla in virtù del fatto che ci si sente compiuti, finiti» spiega Riccardo Vannuccini.

Anche Individual di Cecilia Muti, in scena il 28 e il 31 ottobre, fonda la propria forza nella semplice presenza dell’attrice sul palco. All’inizio del percorso che come in una danza l’attrice percorre durante la performance, Cecilia Muti sta immobile per qualche minuto davanti al pubblico. Ed è qui che sentirla respirare, sentire respirare un altro essere umano, diventa per chi lo vive un’azione appena conosciuta ma essenziale. «Individual» spiega Cecilia Muti «è la ricerca disperata di un radicamento che si possa fondare sulla propria persona come essere unico e originale. Quella particolare forza che in quel determinato essere si incarna».

Maria Sandrelli invece, regista di Agamennone, in scena il 29 ottobre in collaborazione con Eta Beta di Viterbo, la Cooperativa sociale Gli anni in tasca e la Compagnia del Mediterraneo e il 30 con Acquasale, realizzato con 17 ragazzi affetti da malattie neuropsichiatriche, ha cercato «una parola che non fosse familiare e innocua, ricavata sui modelli televisivi, una parola che fosse essa stessa azione. Un parlato che è grido, fiato, polmoni, fatica nel pronunciarlo». Una fatica che ha caratterizzato ogni passo dei ragazzi sulla scena, ogni loro gesto, ogni sforzo. E ognuna di queste azioni in Agamennone diventa di per sé stessa racconto al di là del resto della narrazione.
Passi incerti e per questo coraggiosi in una guerra, come quella per sconfiggere Troia, lunga dieci anni.

Infine, per chiudere la rassegna, il 31 ottobre AKR TEATRO ha presentato Prima Regola a non essere salvata: Burning Antigone, un progetto di ricerca intorno alla tragedia. «Un’indagine frammentaria, un’ipotesi sognata» scrive nella presentazione AKR Teatro. Un’Antigone di cui ognuno può farsi l’immagine che preferisce. «La storia di una fragile eroina, volubile e coraggiosa, è qui riscritta negli schemi sintetici e parziali di un canovaccio, di uno schizzo drammatico, con il quale si intende delineare una dimensione possibile del tragico nella contemporaneità».

Festival di teatro vulnerabile
Direzione artistica Riccardo Vannuccini
Realizzato con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione di Roma Capitale
Al Lanificio Factory, via di Pietralata 159, Roma

Spettacoli della rassegna

Las meninas
Regia di Riccardo Vannuccini
Con la compagnia del Cane Pezzato
Con Alba Bartoli, Maria Sandrelli, Lars Rohm, Cecilia Muti, Tiziana Tiberio, Sona Baradaran Amini Farsi, Riccardo Vannuccini

Individual
Studio n. 1 di Cecilia Muti
Con Cecilia Muti

Agamennone
Regia di Maria Sandrelli
In collaborazione con l’associazione culturale King Kong Studios e con con ETABETA / UOC di NPI ASL Viterbo Coop sociale Gli anni in tasca  e con la Compagnia del mediterraneo

Con Martina Casagrande, Veronica Vaporizzo, Elena Ceccarelli, Matteo Cristofari, Tommaso Cristofori
Andrea Fabi, Luciana Leonetti, Giulia  Magnanimi, Viviana Natali, Claudia Oroni, Valeri Pinzi, Tiziano Piscini, Simone Ramacciani, Alessia Sanetti, Chiara Turchini, Marta Traili, Riccardo Zampetta

Responsabile del progetto per la ASL VT Dott. Marco Marcelli  Assistenti alla regia Andra Fabi e Valeria Pinzi; costumi Ferdinando Ammore, Martina Balletti;  scenografo Marco Pasquini; musiche Rocco Cucovaz eseguite da Enrico Morello (percussioni), Gianluca Pizzorno (contrabbasso); Conduttore training preparatorio Serena Renzi. Responsabili progettuali, educativi e formativi: Martina Balletti, Giampietro Brizi, Lorella Catalani, Imelde Di Maio, Alberto Furlan, Paola Maggi, Orlando Meloni, Susi Ostarello.

Prima regola a non essere salvata Burning Antigone
AKR TEATRO
progetto di ricerca intorno alla tragedia
con Domenico Catano, Maria Laura De Bardi, Aurora Kellermann
drammaturgia e regia AKRteatro
proiezioni live e disegno luci Domenico Catano
musiche Domenico Catano e Riccardo Cocozza

 

~ di officineportroyal su novembre 17, 2010.

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